Lucia Bellis
Lucia Bellis

Il Paese dove non si muore mai è uno spettacolo che veicola un bellissimo messaggio di consapevolezza e di crescita, iniziando con una riflessione sulla paura e sulla vergogna: “Io, da piccolo, avevo paura di tutto: del buio, delle ombre a forma di mostro, di alzare la mano per andare in bagno… e mi vergognavo di avere paura”, viene raccontato in apertura in una delicata confessione, “poi mia nonna mi ha detto che dovevo essere felice perché bisogna essere coraggiosi per rivelare le proprie paure!”. Una perla dal dolce sapore autobiografico, che si conclude con un’illuminata indicazione: “Se hai paura di qualcosa, per superarla leggi le fiabe: incontrerai mostri, animali parlanti, castelli fatati,…”.
Il protagonista, un giovane ragazzo senegalese di nascita, ma italiano per crescita, rivela di adorare le Fiabe Italiane di Calvino “perché nei miei sogni si mescolano tutte le cose che sono con quelle che ho imparato”. Inizia così la storia de Il paese dove non si muore mai che viene presentata come un momento onirico del narratore nel quale confluiscono tutte le sue esperienze e la sua profonda essenza interculturale.


Nel percorso di una ragazza cocciuta e viziata alla disperata ricerca del luogo dalla vita eterna – “Io non voglio perdere tutto; odio il senso di vuoto, la parola fine” – nascono equivoci e deliziosi momenti (auto)ironici. Nel suo peregrinare all’interno della sterminata savana, l’esuberante giovane fa emergere pregiudizi e comportamenti relazionali inadeguati e superficiali (molto occidentali) con le altre culture; si confronta inoltre con una differente concezione del tempo, delle risposte e di valore nell’equilibrio tra quantità e qualità.
Si ritrova in vari luoghi che le promettono una vita molto bella e lunga, ma comunque mortale; non soddisfatta da questa idea, continua a vagare e trova la risposta all’eternità nell’incontro da incubo – rappresentato con tonalità orrorifiche da luci basse, riflessi rossi, fumo, … – con una strega; ben presto, però, scopre che è una concessione subordinata alla noia e al distacco della memoria e dagli affetti.


Nel Paese dove non si muore mai si parla di viaggio, di ricerca, di sogni, di vita (attraverso l’evocazione della morte), di amicizia, di integrazione, autoironia, vicinanza. Un testo serio, coraggioso e profondo, ma affrontato con leggerezza e onestà.
La storia, che è solo un pretesto per rendere questo meraviglioso campionario sul senso della vita basato sulle esperienze e non sulla lunghezza, è sviluppata con un’energia contagiosa e si basa sulla simpatia e sulla freschezza di tutto il cast e sul coinvolgimento dei ragazzi chiamati spesso in causa, sia con domande e azioni dirette sia con questioni retoriche. I giovani rispondono con entusiasmo, trascinati anche da deliziosi momenti musicali basati sulle percussioni e accompagnati da canti e danze dalle sonorità africane ritmate e coinvolgenti.
Il paese dove non si muore mai ci ricorda con grande agilità che l’essenza della vita è nell’incontro con sé stessi attraverso l’ascolto dell’altro perché, come dice un proverbio senegalese, “Io siamo noi”!

Informazioni sullo spettacolo

Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, Teatro Caverna, Ker Théâtre

di Mandiaye N’Diaye

con Alice Cottifogli, Fallou Diop, Adama Gueye, Moussa N’Diaye
regia Alessandro Argnani e Damiano Grasselli

  • teatro d’attore
  • 45 minuti
  • dai 6 anni
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