MiTiCi 2025/2026 – Mitica Atalanta
Lucia Bellis
Quest’anno si è svolta la prima edizione di un ambizioso progetto triennale che vede operare in sinergia il Comune di Udine, l’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia e, a rotazione, due scuole della città. Un percorso pensato per le nuove generazioni, che spesso non trovano il giusto luogo e ascolto. Un viaggio comunitario e collaborativo, nelle proposte e nelle risposte, che dà nome, forma e indirizzo alla casa delle relazioni.
MiTiCi – grandi storie per giovani protagonisti, è un percorso interdisciplinare che ha toccato le arti sceniche – teatro, drammaturgia, disegno – e la letteratura.
Curato dal Teatro della Sete, ha coinvolto i ragazzi e le ragazze di alcune classi seconde e terze delle scuole secondarie di I grado “G. Tiepolo” e “P. Valussi” di Udine. Una partecipazione massiccia che ha chiamato in causa oltre centoventi ragazzi e molti docenti; un tracciato che ha intercetto il racconto mitologico antico per ricavarne tutte le potenzialità e la capacità di parlare all’oggi.
Il percorso di quest’anno ha riguardato il mito di Atalanta, figlia di Iaso, re dell’Arcadia: la bambina venne ripudiata in quanto donna e abbandonata sul monte. Una fine quasi ineluttabile si trasformò nell’inizio di un’avventura ricca di occasioni che, con tenacia, coraggio e indipendenza, la portò a invertire una sorte già scritta, fino a conquistare persino l’amore del padre.
Questo racconto, con la guida di Caterina Di Fant, Lucia Linda, Valentina Rivelli, Serena Giacchetta e con il supporto di Lucia Ponton, si è trasformato in occasione di riflessione sulla natura dei comportamenti umani e delle relazioni che, oggi come allora, si muovono sulle stesse coordinate.
Sei incontri per trasformare la parola scritta in gesti, movimenti ed espressioni e due per regalare forme e colori di sfondo a questa rappresentazione, partendo da macchie di colore per far emergere immagini nelle quali i delicati contorni dell’astrazione hanno talvolta assunto perimetri vagamente figurativi.
Il risultato, portato in scena in una matinée aperta anche alle famiglie, è stato uno spettacolo dove tutto si è concentrato sulla parola e sul corpo dei novelli attori. L’emozione dei ragazzi, moltissimi dei quali al loro primo assaggio di palcoscenico, è stata palpabile: si notavano rigidità, timore, disagio, riflessi spesso in voci flebili o sguardi alla ricerca di approvazione o conforto. E non sono mancate sorprese su alcune naturali inclinazioni all’esposizione in pubblico.
Il racconto, vario e giocosamente confuso, data la quantità di attori chiamati in causa, ha cercato di dare occasione di visibilità ed espressione a tutti, anche con l’intuizione di far ruotare costantemente i ragazzi nell’interpretazione dei vari personaggi; ci si è trovati, così, anche davanti a deliziosi e significativi cortocircuiti come nella scena in cui Iaso manifestava la sua repulsione dinanzi alla figlia femmina, ma ad interpretarlo era proprio una ragazza dal carattere deciso e dall’enunciato dirompente.
MiTiCi, prima di essere una parentesi scolastica, è un luogo guidato e protetto grazie al quale c’è un coinvolgimento democratico diffuso, un avvicinamento a un linguaggio normalmente poco frequentato o ridotto a semplice diversivo. Grazie a questa proposta tutti hanno avuto la possibilità di assaggiare le proprie rigidità e resistenze, di accogliere nuove abilità, punti di vista e occasioni di socialità, di ampliare il proprio bagaglio di strumenti e il credo culturale.
MiTiCi è un’occasione assolutamente unica, in una scuola rigidamente focalizzata sulla rincorsa didattica, per seminare frammenti di comunità basata sul confronto e sull’ascolto, su un’individualità (ma contro gli individualismi) fondata sul riconoscimento delle emozioni, sulla gestione delle forze, dell’attenzione; è un impulso all’accettazione dell’empatia non come concessione alla debolezza, ma come strumento di miglioramento, crescita e avvicinamento interpersonale.
In questo senso, uno dei momenti più belli è stato rappresentato proprio dalla fragilità di una delle giovanissime interpreti: un momentaneo blackout mentale si è risolto in maniera serena e spontanea con il caloroso sostegno del pubblico, che ha dimostrato come la fragilità di uno possa essere superata con un semplice gesto di comprensione di tutti, con un applauso o un abbraccio, trasformandosi così nella forza di tutti.
E il teatro, come arte dell’espressione, in questo ha dimostrato di essere una chance per dimenticare le imperfezioni viste come difetto a favore delle passioni mostrate a cuore aperto.
Anche a livello educativo, MiTiCi è un’opportunità di riflessione su lingua e sul linguaggio, come hanno dimostrato alcuni simpatici e intelligenti giochi di parole (“Guarda a questo ben di dei” esclama, ad un certo punto, Artemide).
MiTiCi, per mezzo della letteratura, pone al centro della crescita l’ascolto e la squadra; è un percorso che mostra il sé, specchiato e rivelato attraverso gli occhi e i tempi dell’altro; è l’avvicinamento a una nuova consapevolezza ai punti di forza e alle debolezze di ognuno.
[Fotografie di Erika Zucchiatti]