PLAN-BI. Un altro mondo


Omar Manini
Educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, collaboro con scuole e magazine culturali allenandomi alla scrittura. Nato cinefilo, sono diventato grande appassionato del palcoscenico: adoro lasciarmi incantare dal suono delle parole, dall’incontro degli sguardi e dal peso dei silenzi. Da anni seguo le stagioni ERT di prosa e teatroescuola 0-18 per presentazioni, interviste e recensioni.
“In un giorno non molto lontano, due esploratori sono stati mandati alla ricerca di nuove forme di vita.
Ora sono giunti lontano lontano, dove c’è solo il vento…”.
Inizia così PLAN-BI. Un altro mondo.
Ci troviamo catapultati in un non-luogo e un non-tempo: il vento soffia fortissimo, lo spazio è buio e spoglio, nebbioso, e la luce si accende a intermittenza per mostrare un uomo (che poi diventa una coppia) agganciato a una grossa e pesante scatola. L’effetto è straniante, ansiogeno; le immagini restituite sembrano sequenze affiancate di scatti fotografici che, come in una sequenza di fotogrammi, danno l’effetto dell’avanzata. Un inizio in medias res di grande impatto, che ammutolisce la platea. La curiosità dello spettatore si accende: chi sono queste persone? Dove sono? Che cosa devono fare?
Per tutto lo spettacolo il filo rosso della curiosità razionale verrà mantenuto teso agganciando l’interesse dei presenti, ma le risposte saranno aleatorie: sapremo sempre poco di questa coppia che si muove dando vita a gag slapstick, in equilibrio tra comicità e poesia, che nascono con le semplici armi del mimo e della clownerie, coinvolgendo il pubblico a ritmo di battito di mani. Sapremo sempre, e solo, quello che vediamo: si trovano in un ambiente poco accogliente, in cui le risorse sono limitate e le uniche possibilità di sopravvivenza vengono da elementi dello stupore e della magia: come l’incontro, lungo la strada, con un albero incantato che fa sbocciare fiori e palloncini colorati e accende idee, dinamiche positive e momenti lirici (in una delle parentesi più belle sviluppa un palloncino bianco che diventa una gallina capace di fare anche le uova!).
La scatola trasportata dai due – allestita con elementi rudimentali quali una sirena, un manubrio, una lampada (che diverranno un’antenna capace di ricevere onde radio), una cornetta del telefono – sarà anche capace di trasformare, al ritmo della colonna sonora di MacGyver, i rami dell’albero in ruote, piccole staccionate, …
Plan-bi. Un altro mondo ci mostra come l’uomo contemporaneo, nella ricerca di una possibile sopravvivenza evolutiva sia condannato dalla sua natura ad uno sfruttamento delle risorse naturali per i propri fini immediati, senza ragionamenti in prospettiva sulle conseguenze dei propri comportamenti.
Il finale – il fallimento di una (im)possibile fuga verso un altro mondo; una bambina sale dalla platea per sedersi a contemplare l’albero spoglio; inizia un diffuso cinguettio, mentre l’albero produce un nuovo palloncino – consegna una speranza allo sguardo, sull’esistenza e sulla natura, delle nuove generazioni. La canzone che accompagna questo momento – Fly me to te moon, seguita dai battiti di mani festanti – diventa così non un segno di fuga, ma un augurio affinché, attraverso un nuovo corso dell’umanità, affidato a ragazze e ragazzi, bimbe e bimbi, ci sia spazio per il sogno, lo slancio, la sensibilità.
Uno spettacolo che suggerisce l’utopia come necessità formativa da diffondere affinché, con le armi della sensibilizzazione, un giorno possa passare dalla sfera ideale a quella pratica. Almeno come strumento di misura di sé verso il futuro, verso l’altro.














Informazioni sullo spettacolo
drammaturgia e regia di Angelo Facchetti
costruzione di Angelo Facchetti, Asnesio Bosnic e Alessandro Calabrese
con Alessandro Calabrese, Francesca Cecala o Asnesio Bosnic, Massimo Politi
scenografia Giuseppe Iuzzi
scenotecnica Asnesio Bosnic, Alessandro Calabrese, Angelo Facchetti ed Erika Natati
costumi Laura Montefusco
musiche Laura Foglio
produzione: Teatro Telaio
- clownerie e mimo
- 50 minuti
- dai 6 anni