Teresa che catturò il buio
Lucia Bellis
Teresa che catturò il buio è uno di quegli spettacoli che fanno bene al cuore ed è quello che consiglieresti a qualcuno per fargli capire cosa sia la bellezza della rappresentazione teatrale.
Come prima cosa facciamo i complimenti a Jessica Leonello e Roberto Capaldo, autori, registi e attori: hanno costruito un meccanismo perfettamente oliato, oscillante tra parola e la sua rappresentazione. Teresa lascia incantati e permette al testo di essere quello che è: una coccola a occhi aperti, come quelle ascoltate a letto da mamma e papà prima di abbandonarsi ai bei sogni.
Tutto funziona meravigliosamente bene perché la semplicità, anche quella di una scena scarna – una scatola con un’asse di legno e una quinta di velluto rosso, il tutto illuminato a creare effetti d’ombre che moltiplicano i livelli dell’azione, del movimento e della fascinazione – corrisponde a un surplus di grazia, levità e ingegno creativo.
Lo spettacolo, con continui balzi tra l’abbattimento della quarta parete e il piano del racconto, che permettono un costante aggancio all’attenzione del pubblico, è un sapido rimando alle cose del mondo dell’infanzia quali la paura del buio, le resistenze alla richiesta di andare a letto, il mondo immaginario, che accoglie, rassicura e guida il pubblico.
Teresa che catturò il buio inizia subito con un’esplosione di risate: la quarantenne Jessica, per paura dell’oscurità sul palco, non si rassegna allo spegnimento delle luci richiesto da Roberto per dare inizio della storia. È il gancio per iniziare la favola vera e propria di Teresa, una bambina (pupazzo animato deliziosamente dalla stessa Jessica Leonello) che ha paura di addormentarsi perché teme l’arrivo del buio; una sera, con l’aiuto del narrattore Roberto, riesce a intrappolarlo, capendo però in un secondo momento di aver tolto una parte essenziale della vita.
Teresa avanza per quadri ed ellissi, dove queste ultime sono l’occasione per ampliare la camera immaginativa e lasciare che i bambini, come nelle favole della buonanotte, diventino co-autori di una variante della storia, dandogli le proprie forme e colori attraverso il completamento di un viaggio personale. È anche per questo che i bambini hanno gli sguardi rapiti e si abbandonano a gustose risate e a lunghi momenti di completo assorbimento.
L’atmosfera che permea Teresa è leggera, veloce, gustosa, ironica, senza essere mai banale: Teresa recupera elementi surreali e nonsense – come grilli che in realtà sono versi di cavallo – e sa accelerare, rallentare e sospendere il ritmo in alcune parentesi che mostrano un delicatissimo momento intimo, come quello del racconto notturno di un padre alla figlia. Il tempo di Teresa è un dettaglio presente eppure sfuggente: una giravolta e via, uno-due-tre anni sono passati. Il passaggio tra emozioni è vorticoso, un gioco nel gioco, teatro nel teatro, e ci si muove dalla tensione alla gioia, dall’ilarità più spontanea a un finale di pura e intima emozione.
Teresa che catturò il buio è la messinscena di un cambiamento attraverso l’esperienza, grazie al dubbio e al coraggio, con il sostegno dell’ascolto e il tempo della possibilità e della conoscenza. È un atto di poetica magia in cui il teatro mostra la dissoluzione della paura, la scoperta di un nuovo bello e lascia in dono la più bella rivelazione per questo pubblico presente e futuro: la luce di una lampada si accende e si spegne, può lasciarci al buio, ma se la luce della nostra ragione è collegata a quella dell’anima e della fantasia abbiamo la possibilità di affrontare le tenebre più serenamente.
Informazioni sullo spettacolo
Teatro del Buratto
di Jessica Leonello e Roberto Capaldo
con Jessica Leonello e Roberto Capaldo
scenografia Caterina Berta
luci Marco Zennaro
regia Jessica Leonello e Roberto Capaldo
- teatro d’attore, di narrazione e di figura
- 50 minuti
- dai 3 anni