Il flauto magico

Corale Polifonica di Montereale Valcellina
Stagione
2021/2022

E. Schikaneder: Luciano Roman, attore

Sarastro gran sacerdote del Regno della Saggezza: Abramo Rosalen, basso

Papageno uccellatore: Eugenio Leggiadri, baritono

Tamino giovane principe: Mattia Pozzobon, tenore

Monostato carceriere di Pamina e servo di Sarastro: Yong Jin Park, baritono

Astrifiammante la Regina della notte: Delia Stabile, soprano

Pamina sua figlia, giovane amata da Tamino: Gina Ianni, soprano

Una vecchia (Papagena): Diana Mian, soprano

Prima dama: Martina Candido, soprano

Seconda dama: Maria Giovanna Michelini, soprano

Terza dama: Maria Pia Moriyon, contralto

Sacerdoti, schiavi, seguito: Corale Polifonica di Montereale Valcellina

Orchestra giovanile Filarmonici Friulani

direttore e arrangiamenti orchestrali: Maurizio Baldin

regia di Ferruccio Merisi e Isabella Comand

direttore di produzione: Gianni De Pol

segretaria di produzione: Emy Giacomello

 

produzione: Associazione culturale Corale Polifonica di Montereale Valcellina APS

Sulle ali della musica, il mondo fatato dei suoni e del canto fra archetipi e miti

 

Il Flauto Magico è una delle opere più note di Wolfgang Amadeus Mozart, composta nel 1791 su libretto di Emanuel Schikaneder. Fiorito nell’ultimo anno della vita del compositore salisburghese, al limite estremo della sua stagione creativa, solcato insieme da allusioni esoteriche e da candida ingenuità nella resa d’impulsi elementari, freschissimi, Il Flauto magico viene guardato per lo più ultimo ed arcano capolavoro, prodigo per la cultura tedesca di sfolgoranti modelli archetipici un po’ più ambiguo per noi latini cui sfugge non di rado il fascino del puro incanto fiabesco e l’intimo richiamo del soprannaturale. L’opera in sé era stata infatti scritta per deliziare chiunque l’ascoltasse, prendendo spunto da credenze e superstizioni del popolo austriaco. Mozart non aveva previsto la fama che avrebbe avuto, cosa che risollevò molto il suo morale. Quest’opera, quindi, si può considerare come il suo lascito spirituale. Era riuscito a mettere insieme elementi sacri in un capolavoro che è insieme opera buffa e drammatica.

Poiché è pratica diffusa ricollocare l’ambientazione dell’Opera Lirica in ambiti diversi da quelli d’origine e ricreare un mondo immaginario dove si contrappongono il Regno della Luna, tenebroso pervaso da superstizioni, ed il Regno del Sole, dove ragione e sapienza governano, è dunque possibile svolgere l’ambientazione in qualsiasi zona geografica del mondo ed i personaggi coinvolti possono a questo punto assumere le sembianze più disparate, e allora ci siamo chiesti perché non trasformare il Friuli Venezia Giulia, nostra amata Regione, nel luogo ove sviluppare l’azione scenica adottando le varie figure mitologiche medioevali che ancor oggi sopravvivono nell’immaginario collettivo delle nostre genti?

Monostato ed i suoi aiutanti, carcerieri di Pamina, potevano essere i Krampus i quali vengono controllati e dominati da San Nicolò che nell’opera originale corrisponderebbe a Sarastro. Allo stesso la sua antagonista, la Regina della Notte che assume le sembianze della Mari de Gnot, inquietante figura ultraterrena delle credenze popolari friulane servita da Lis Aganis, le tre dame che si occupano di rifocillare Papageno, che diventa Sior Anzoleto Postier, figura caratteristica del monfalconese, e non dissimile dal carattere del personaggio citato, singolare anche l’impiego dei Tre Genietti personificati nel nostro caso dagli Sbilfs, i folletti dei boschi.

 

L’opera, infine, si caratterizza per l’adattamento linguistico: oltre al tedesco, vengono utilizzati anche l’italiano, il friulano e il bisiacco.

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