Teatri

Tolmezzo

Teatro Comunale Luigi Candoni

Via XXV Aprile – Tolmezzo (UD)

Inizio spettacoli
20.45
Info & prenotazioni

Sportello del Cittadino 0433 487990

Teatro Candoni 0433 41659

Palazzo Frisacco 0433 41247
email: candonifrisacco@gmail.com

email: cultura@com-tolmezzo.regione.fvg.it

STAGIONE 2021/2022

 

Abbonamento:

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CAMPAGNA ABBONAMENTI

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PREVENDITA BIGLIETTI

  • Online sul circuito Vivaticket
  • A Palazzo Frisacco, dal lunedì al venerdì 10.30 / 12.30 e 15.00 / 17.00. Chiuso il martedì.
  • In teatro, la sera dello spettacolo dalle 19.00

Spettacoli

esterno del teatro candoni di tolmezzo
teatro candoni tolmezzo

TOLMEZZO, IL PRIMA E IL DOPO TERREMOTO

 

Fondato da un gruppo di giovani, per lo più universitari, il CUCC – Circolo Universitario Culturale Carnico svolse fin dalla sua nascita, nel 1963, un ruolo importante nel contesto di una Carnia che, come tutto il territorio regionale, cominciava a vivere in quel decennio significative trasformazioni sociali, economiche, culturali.

Tolmezzo, pur piccolo capoluogo della Carnia, disponeva di un suo tribunale, di un ospedale, era sede di caserme e scuole superiori, contava Ufficio del Registro, la Cooperativa Carnica, la Banca Carnica e una filiale ACI. Rappresentata da parlamentari e assessori regionali, la città aveva tuttavia un bilancio comunale asfittico, lamentava carenze di strutture scolastiche, spesso mal dislocate, e non disponeva di impianti sportivi, se si eccettuano il vecchio stadio e un paio di palestre. A parte il Museo (che non era, e non è comunale), Tolmezzo non poteva mettere a disposizione dei suoi cittadini spazi dedicati alla cultura. Unico spazio pubblico era la Sala Mostre, ubicata sotto il tribunale.

Alcune associazioni – gli Amici dell’Arte e gli Amici della Musica – costituivano piccoli sodalizi, ma di vita breve e difficile. Il cinema teatro David era rigorosamente parrocchiale, mentre il cinema De Marchi era laico, ma con una programmazione inevitabilmente commerciale. Il Don Bosco si rivolgeva ai ragazzi, ma fu il primo a rendersi disponibile per il cineforum del CUCC. In quel deserto, il Circolo seppe aprire un dibattito e, rimboccandosi le maniche, fondò una Biblioteca, poi donata al Comune, e pubblicò il periodico Carnia Domani.

 

Tigrotti alla conquista della Carnia

Alla fine degli anni Sessanta il CUCC (di cui era presidente Giulio Boiti) fu tra i soci fondatori dell’Ente Regionale Teatrale ed avviò i primi contatti con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, in particolare con Guido Botteri e Sergio D’Osmo, presidente e direttore di quell’ente.

Lo Stabile cominciò così a tastare il terreno in Carnia, a Paluzza e a Comeglians. Lo splendido Sandokan, Yanez e i tigrotti della Malesia alla conquista della Perla di Labuan, che il regista Aldo Trionfo aveva tratto dai racconti di Salgari, rimane un ricordo vivo in quanti, nel 1970, ne furono spettatori.

L’esito insomma fu positivo e l’ERT FVG si accordò con la parrocchia di Tolmezzo per gli indispensabili interventi sul David: bisognava risistemare il palcoscenico, i camerini, gli impianti tecnici di base. In cambio l’ERT ottenne l’uso gratuito della struttura per potervi allestire una prima stagione di prosa, che ebbe effettivamente inizio con l’impegno a rispettare, con la futura programmazione, la ‘natura’ della sala.

Merita soffermarsi sul primo spettacolo: uno Zio Vania di Anton Cechov, prodotto dallo Stabile (con Giulio Bosetti regista e interprete, Giulia Lazzarini e Ferruccio De Ceresa). I lavori edilizi erano stati portati a termine in extremis e le malte ancora fresche nei camerini obbligavano gli attori a riscaldarsi con stufette elettriche. L’umidità si diffondeva come nebbia sul palcoscenico. Bisogna supporre che, in tali condizioni, lo spettacolo sia andato in scena solo perché si trattava dell’ultima replica di quella produzione, e un raffreddore o una tonsillite non avrebbero rappresentato certo un incubo per gli interpreti.

Lo Stabile contribuiva a quel primo cartellone anche con Le massère di Carlo Goldoni (protagonista Anna Maestri, talentuosa sorella dello scalatore Cesare) e con Le maldobrìe di Carpinteri & Faraguna (che era stato un successo clamoroso a Trieste ma risultò gradevolissimo anche in Carnia). Inoltre, il Piccolo Teatro Città di Udine presentava Le smanie per la villeggiatura, ancora un Goldoni, con la regia di Rodolfo Castiglione.

Quattro spettacoli, magari un po’ autarchici, e un ‘fuori abbonamento’, di cui vale la pena raccontare. Godeva di grande attenzione, in quegli anni, il Gruppo della Rocca, compagnia diretta da Roberto Guicciardini: erano una cooperativa e, come tali, facevano tutto da soli: dalla ‘tecnica’, cioè la gestione dell’impianto di luci e sonoro, ai montaggi e agli smontaggi delle scene. Direttore dell’ERT, Castiglione propose a monsignor Tonutti uno degli spettacoli del loro repertorio, Le farse di Bertolt Brecht. Bocciate: Brecht era comunista.

La Compagnia aveva in repertorio anche due titoli di Machiavelli, ma Castiglione sapeva che non si trattava argomenti esattamente… parrocchiali. Dei due, propose La Clizia, commedia non notissima, sostenendo: “Non è mica La mandragola, per carità”. Dopo aver visto lo spettacolo, tanto il pubblico tanto monsignor Tonutti, ebbero chiaro che il futuro non sarebbe stato semplice.

 

Scelte accurate

Con cura, l’ERT cercava di evitare l’offerta di spettacoli manifestamente non idonei per linguaggio, situazioni, scene di nudo o contenuti politici, ma a volte la cosa era impossibile visto che molte produzioni dovevano essere prenotate ben prima del debutto nazionale. Un problema analogo si poneva per le scenografie: si scopriva talvolta troppo tardi che la scena ‘non entrava’ sul palco. Eppure si trovava sempre una soluzione.

La reazione veemente del monsignore nei confronti del machiavellico nudo velato, che aveva reso memorabile quella Clizia, stuzzicò qualche malizia. Lo stesso accadde per La nemica di Dario Niccodemi, drammone strappalacrime e patriottico, programmato l’anno successivo, con Paolo Poli nel ruolo della madre. Il parroco conosceva il dramma, non il sulfureo Poli. Altra scenata.

Tornando alla prima stagione, non fu facile promuovere gli abbonamenti. Gli uffici del CUCC si trasformarono allora in qualcosa di simile a un odierno call-center, mentre la presidente dell’associazione, Adriana Pittoni, si impegnava via telefono anche in consigli alle signore sull’abbigliamento per le ‘prime’. Senza questa donna, prematuramente scomparsa, il teatro a Tolmezzo non si sarebbe avviato e la biblioteca non sarebbe diventata la bella realtà che è oggi.

L’anno dopo, la presidenza passò a Giampiero De Marchi, che nel marzo 1972 la trasmise al sottoscritto. In quei primi anni, la vita della prosa al David non fu facile: 300 posti, successivamente portati a 380, pochi camerini, palcoscenico piccolo, e anche senza ‘soffitta’, limitazioni legate alla proprietà e, a volte, la parsimonia del gestore condizionarono fortemente le scelte. Tuttavia, grandi attori avanti con l’età e quindi più disponibili, o altri generosi e impegnati a dare il massimo anche in condizioni difficili, resero gloriosa questa fase.

Basterà citare Gino Cervi, Tino Carraro, Ernesto Calindri, Tino Buazzelli, Salvo Randone, Gianrico Tedeschi, Raf Vallone, Lilla Brignone e Alberto Lupo, Ilaria Occhini, Ugo Pagliai, Lina Volonghi, Gabriele Lavia, Paola Gassman, Enrico Maria Salerno, Mario Scaccia. E anche Sergio Endrigo, in un musical triestino.

 

Come prima, meglio di prima

La sesta stagione di prosa, 1975/76, si era chiusa a Tolmezzo il 26 marzo con L’opera dello straccione di Vaclav Havel. I 380 posti del cinema teatro David erano stati quasi tutti occupati dagli abbonati. Il 6 maggio, il terremoto del Friuli causò molti danni ma qui, fortunatamente, nessuna vittima. Gran parte della popolazione venne fatta sgomberare verso Grado e Lignano. La città era vuota, soprattutto la sera, c’era un clima da coprifuoco.

Il David era intatto e veniva utilizzato anche per cerimonie religiose, essendo inagibile il settecentesco duomo. Ma di comune accordo CUCC, ERT e Comune decisero di non sospendere l’attività teatrale. Che ripartì nel febbraio 1977 con La fantesca di Giambattista Della Porta: 125 coraggiosi abbonati e posti occupati fino all’altezza delle uscite della sala. Il programma successivo, quello della settima stagione, si svolse senza inconvenienti, ma un significato particolare ebbero I Turcs tal Friûl di Pier Paolo Pasolini con la regia di Castiglione che collegava l’antica sciagura delle devastazioni dei Turchi (ma Pasolini pensava all’occupazione nazista e alla guerra) a quella del terremoto. L’impatto sul pubblico fu emozionante.

A ottobre gli sfollati erano rientrati nei prefabbricati o nelle case, e l’ottava stagione partì con un programma forte e 326 abbonati. Lo spettacolo della ripresa fu Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, con Lilla Brignone e Alberto Lupo. Il borderò registra 450 presenze, 70 più della capienza. È un dato che sorprende, frutto probabilmente di imprudenza, ma l’entusiasmo di ripartire “come prima, meglio di prima” aveva contagiato tutti. Il periodo più difficile era superato.

 

Il progetto dell’Auditorium Candoni

Con la stagione 1980/81 l’organizzazione passò al Comune di Tolmezzo e il 12 ottobre 1984 venne inaugurato con L’amore delle tre melarance di Carlo Gozzi (regia di Francesco Macedonio) l’Auditorium: 500 posti. Edificio un po’ austero, non essendo stato progettato come sala teatrale, fu oggetto di alcune modifiche in corso d’opera.

L’architetto Gino Valle non intendeva ‘rovinare’ il suo progetto. Ma lo scenografo Sergio D’Osmo, già direttore allo Teatro Stabile FVG, si ricordò di essere stato suo compagno di corso all’Università di Venezia: riferì quindi di una solenne sbornia ‘furlana’, dopo di che il progetto fu modificato. Con un intervento successivo fu trasformato in teatro vero e proprio e fu intitolato a Luigi Candoni, il drammaturgo che era nato a Cedarchis, e si era impegnato negli anni Cinquanta e Sessanta a portare la nuova drammaturgia internazionale in Italia.

Lo Stabile FVG scelse spesso il Candoni come sala dove ‘rodare’ le sue produzioni. Da Tolmezzo presero il via ad esempio Sei personaggi in cerca d’autore diretti da Giuseppe Patroni Griffi, Tradimenti di Harold Pinter e Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, con la regia di Furio Bordon.

Nell’ultimo decennio, attorno alla stagione di prosa, ma anche in forma indipendente, sono nate in quest’area significative scelte professionali, come quella di Sara Rainis, oppure amatoriali. È sorta pure l’Accademia Sperimentale Spettacolo Carnia, giovani talenti che stanno crescendo, come attori, drammaturghi e registi.

 

Sergio Cuzzi

ideatore ed organizzatore delle stagioni di Tolmezzo dal 1971, presidente ERT FVG