di e con i Papu:
Andrea Appi & Ramiro Besa
produzione: Artisti Associati
800 anni di San Francesco
C’è stato un ragazzo che, diversamente da noi, ha amato i più sfortunati, la pace, la povertà e la fratellanza.
Sine glossa. Senza compromessi.
Basterebbe questo per farci dire: ma quante ne deve aver passate ‘sto qua? Quante deve averne sentite? Chissà che sofferenza, che vita infelice, quanta fatica per arrivare, smunto malato e sfiancato, a 44 anni, prima di tornare, questa era la sua convinzione, al suo tanto amato invocato e pregato Padre Celeste.
Invece no.
Visse in Perfetta Letizia.
Una condizione dello spirito che secondo lui era molto di più della semplice felicità. Condizione che non veniva per nulla limitata dalle sofferenze e dalle privazioni che il ragazzo si imponeva; anzi, quelle stesse sofferenze la esaltavano ancor di più, per poter essere, sempre secondo la sua ferrea convinzione, donataa cuore aperto e sincero, a Cristo.
Il ragazzo, Santo già in vita e Santo Subito come nessun altro nella millenaria Storia della Chiesa, ha scatenato la brama di scrittura di numerosissimi biografi, tanto da disorientare, oggi come allora, chi si volesse addentrare nel ginepraio di una ricostruzione realistica della sua esistenza.
Vero e falso, storia e leggenda, sacro e profano si mescolano in un melting pot antropologico che permette a ciascuno di noi, ancora oggi, a distanza di 800 anni, di ricordare un uomo che era stato ricco ma che ora considerava il denaro la causa di tutti i mali, che era stato cavaliere ma che ora ripudiava la violenza e di conseguenza anche la guerra senza se e senza ma, che era stato il front man della gioventù assisana ma che ora voleva vivere da ultimo tra gli ultimi.
Un uomo che, come si dice in questi casi, se non fosse esistito veramente andrebbe inventato.
Ma ora. Subito.
Talmente attuale è l’urgenza del suo messaggio nel mondo di oggi.
Un mondo ipertrofico, ipertecnologico e intelligenzartificialistico.
Ma arido di valori e assetato di umanità.
Di semplice umanità.
Francesco ha scolpito la sua esistenza andando a togliere quanto di superfluo lo circondava.
Ovvero quasi tutto.
Fino a rimanere nudo, come fece veramente davanti a suo padre Pietro, davanti al Vescovo Guido e davanti a tutta Assisi.
L’unica certezza che abbiamo, storica e scientifica assieme, è che Giovanni di Bernardone, detto Francesco, Santo Subito, qui detto Cesco, è morto.
Da 800 anni.
E allora: viva Cesco.
In tutti noi, almeno un pochino… il più a lungo possibile.
Prossime
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Povoletto
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In teatro la sera dello spettacolo dalle 20.00.