Teatri

San Daniele del Friuli

Auditorium Alla Fratta

Via Ippolito Nievo – San Daniele del Friuli (UD)

Inizio spettacoli
20.45
Info & prenotazioni

Biblioteca Guarneriana

tel: 0342946567 / 60

email: info@guarneriana.it

 

 

Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia
tel: 0432224246

email: biglietteria@ertfvg.it

STAGIONE 2021/2022

Biglietti:

Intero € 17 / Ridotto € 14

 

Abbonamento:

Intero € 72 / Ridotto aziendale € 66 / Ridotto € 60

 

CAMPAGNA ABBONAMENTI

c/o Biblioteca Guarneriana

Gli abbonati della Stagione 2019/2020 possono rinnovare il loro titolo dal 9 al 20 novembre.

Nuovi abbonamenti dal 23 al 27 novembre.

Orari:

dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 18.15

sabato dalle 9.00 alle 12.00.

 

PREVENDITA BIGLIETTI

i biglietti sono prenotabili e acquistabili in Biblioteca a partire dal 30 novembre, negli orari di apertura.

La sera dello spettacolo in teatro dalle ore 20.00.

Spettacoli

esterno dell'auditorium alla fratta di san daniele
auditorium alla fratta san daniele del friuli

SAN DANIELE, LA MOSSA SEGRETA DELLA PROVINCIA

 

A San Daniele, il teatro c’è sempre stato. A cavallo del 1900 si colloca il conte Quintino Ronchi, autore di alcune commedie, tra le quali Picjule Patrie e L’amor non ven mai vjeli, messe poi in scena durante il ventennio fascista. I sandanielelesi di un’altra generazione parlavano anche del cinema teatro Bianchini, dove una compagnia di burloni, diretta da Toni Bon Bon, al secolo Mario Marchesini, muoveva i primi passi.

 

Tra Risorgimento e boom

Fu nel 1927 che si cominciò a costruire il Teatro Teobaldo Ciconi, così intitolato in memoria del commediografo risorgimentale, nato proprio a San Daniele. Una gran bella sala: più di 600 posti tra platea e galleria e un boccascena largo 10 metri. Era secondo, in Regione, solo al Politeama Rossetti di Trieste.

Fu il luogo in cui San Daniele godette dei migliori spettacoli, ma resta famoso anche per la Cavalchina, la grande manifestazione carnevalesca che attraeva gruppi mascherati da tutta la regione e dal vicino Veneto. Erano gli anni del boom economico e per iniziativa di Cornelia Forte, Gianfranco Milillo e qualche altro appassionato, tra cui Angela Felice, anche qui sarebbe nato uno dei GAD, i Gruppi d’Arte Drammatica che andavano formandosi in tutta Italia. Un paio di anni più tardi, nel 1969, Gianfranco Milillo sarà tra i fondatori dell’Ente Teatrale Regionale.

Non era tempo di biglietterie online e all’ingresso del Ciconi si formavano lunghe code. Ma Vittorina Sgoifo, un’altra componente del GAD, nel suo negozio riceveva prenotazioni e si occupava di prevendita. Fu con l’ERT che presero avvio vere e proprie stagioni teatrali. Era l’epoca dei grandi attori: Tino Buazzelli, Ave Ninchi, Carlo Dapporto, Aldo Fabrizi, Paolo Stoppa, Anna Proclemer, ma anche l’incontenibile Renato Rascel e un giovane Gabriele Lavia.

Era l’epoca della grande regia: Luigi Squarzina, Mario Missiroli e naturalmente Giorgio Strehler, con le sue ammirevoli macchine sceniche. E anche le compagnie erano fra le più apprezzate: il Piccolo Teatro di Milano, lo Stabile di Roma, lo Stabile di Torino, quello di Trieste. L’affluenza di pubblico era sempre molto elevata, al limite della capienza.

 

Grandi attori in provincia

C’era allora tanto, tanto interesse: veniva gente da fuori e ci si vestiva eleganti per la serata. Alberto Lupo a San Daniele farà la sua ultima apparizione in Chi ha paura di Virginia Wolf? Gastone Moschin passeggiava la mattina presto e si intratteneva coi commercianti, che aprivano bottega, per uno scambio di battute. Veniva anche Ernesto Calindri che “contro il logorio della vita moderna” prendeva il suo primo caffè a un tavolino del bar Moretti.

Paolo Poli, signore di altri tempi e amatissimo a San Daniele, non la smetteva più a fine spettacolo con le sue poesiole, tra il serio e il faceto, e alquanto irrispettose del comune modo di pensare di allora. Nei giorni che seguirono il terremoto del 1976, si preoccupò a tal punto delle sorti del Ciconi e di quel pubblico che lo aveva tanto applaudito, che mandò un assegno di un milione di lire per la ricostruzione.

Anche se il teatro non era stato era stato distrutto dal terremoto, le stagioni si interruppero per la necessaria ristrutturazione del fabbricato (1983 e 1988) e ripresero solo alla fine degli anni ’80, con un numero di posti ridotto a soli 400. Le compagnie stavano cambiando, nascevano esperienze nuove, il teatro d’avanguardia con le scene spoglie, ma il pubblico riscopriva anche i musical, come La piccola bottega degli orrori con la Compagnia della Rancia.

 

Il segreto era un’intuizione

Viene da chiedersi perché compagnie cosi famose e attori di tale livello arrivassero fino a San Daniele, in provincia. Il segreto era in un’intuizione di Milillo e Castiglione, sostenuti da due sindaci, Enzo Filipuzzi prima del terremoto e Luciano Floramo, dopo. In mancanza di altre risorse, per onorare il cachet delle compagnie, mettevano loro a disposizione il teatro per una decina di giorni di prove, e garantivano l’incasso della serata, con il beneficio di avere spesso qualche anteprima.

Gli anni ’90 segnarono però la crisi: gli spettatori diminuirono e le nuove norme di sicurezza introdotte, obbligarono a ridurre i posti. Quelle poltrone di legno, orgoglio del teatro, erano ormai divenute vecchie e scomode e la sala, difficile da riscaldare, non attirava più. All’inizio dello scorso decennio, la chiusura. Dal 2003/04 una stagione teatrale in formato ridotto è ripresa all’Auditorium Alla Fratta, conosciuto anche come Cinema Splendor. Ma la buona notizia è che il Teatro Ciconi sarà ricostruito. Già nel 2010 è stato acquistato dall’amministrazione Comunale e la demolizione del vecchio edifico è cominciata proprio qualche mese fa. La storia dell’Araba Fenice insegna.

 

Stefano Milillo

già presidente della Pro San Daniele