Teatri

Grado

Auditorium Biagio Marin

Via Marchesini, 31 – Grado (GO)

Inizio spettacoli
20.45
Info & prenotazioni

tel: 0431 85834

email: biglietteria@ertfvg.it

 

Biblioteca Comunale
Via Leonardo da Vinci 20
tel: 0431 82630

 

Ufficio Cultura

tel: 0431 898269

RECUPERI STAGIONE 2019/2020

Biglietti:

Intero € 18 / Ridotto € 15

Spettacolo “I mamuli del ’23”:

Intero € 15 / Ridotto € 12

 

STAGIONE 2020/2021

Biglietti:

Intero € 18 / Ridotto € 15

 

Abbonamento 3 spettacoli*:

Intero € 36 / Ridotto € 27

*3 tagliandi d’ingresso: in caso di annullamento di uno o più spettacoli per causa di forza maggiore, lo spettatore avrà diritto al rimborso della replica non andata in scena

 

CAMPAGNA ABBONAMENTI

Lunedì 7 e martedì 8 giugno dalle 15.30 alle 18.30: rinnovo degli abbonamenti della stagione 2019/2020

Mercoledì 9 e giovedì 10 giugno dalle 15.30 alle 18.30 e venerdì 11 e sabato 12 giugno dalle 15.30 a inizio spettacolo: nuovi abbonamenti e prevendita biglietti

 

PREVENDITA BIGLIETTI

In Auditorium, nei due giorni precedenti allo spettacolo dalle ore 15:30 alle 18:30 e il giorno dello spettacolo dalle ore 19.00.

Spettacoli

Spiacenti! Non sono previsti spettacoli al momento.

GRADO, QUEL TEATRO DI MARE CHE SUPERA I CONFINI

 

Se Goldoni, una sola volta nella sua vita, fosse passato per Grado, le sue famose Baruffe non sarebbero state chioggiotte. L’isola che un lungo e solitario ponte allaccia al Friuli, ha una storia particolare,  diversa dal resto della Regione. Una storia legata al mare e agli uomini del mare, oltre che una lingua indissolubilmente legata all’acqua: il graisàn, quel tratto linguistico che, nonostante le distanze, la rende più vicina a Venezia e all’Istria.

 

Una lingua d’acqua

Fu dall’Istria infatti, subito dopo la seconda guerra mondiale, che molti profughi giunsero a Grado, integrandosi nella comunità locale. La vita quotidiana (quella di una piccola comunità), le attività quotidiane (quelle di pescatori e di chi lavorava il pesce), anche la lingua, di qua e di là dal mare, si somigliavano. Grado permetteva a questa gente nuova, approdata sull’isola, di ricordare la propria origine. Inoltre, per coloro che venivano da Rovigno, c’era pure una stessa santa a cui votarsi: Santa Eufemia, patrona a Rovigno, e principale luogo di culto sull’isola.

Fu così che le diverse comunità si unirono e che il teatro che nasceva a Grado, cominciò a superare i confini in tempi in cui i confini erano ostacoli: si sentì risuonare il graisàn non solo al Teatro Gandusio di Rovigno – il più nobile dell’Istria – ma anche a Buie, Umago, Parenzo, Cherso, Lussino, Pola. E le sale in cui si raccontavano le storie dell’isola e della laguna si estendevano fino a Zara.

Ma parlare di teatro a Grado vuol dire andare più indietro delle guerre. Perché questa attività risale ancora agli inizi del Novecento, quando cultura, politica e sport sembravano una cosa sola e all’interno del circolo mazziniano dei canottieri Ausonia si era sviluppata anche una filodrammatica.

 

Il Piccolo Teatro Città di Grado

A riscoprire con un paziente lavoro di ricerca e di adesione affettiva questa vicenda, con i suoi scrittori, i testi, I personaggi, le occasioni, le cronache di una comunità, e a ricostruirne la memoria storica è stato il Piccolo Teatro Città di Grado, fondato nel 1962. Se tutti conoscono Biagio Marin, la personalità più importante per la storia letteraria dell’isola, ci sono tanti altri autori che hanno fatto e continuano a rendere importante la drammaturgia in lingua gradese. Dai padri fondatori come Danilo Onorio Dissette, Edy Tonon, Giacomo Zuberti, Alberto Corbatto, allo scrittore che ancora ne rappresenta la nobiltà intellettuale, Giovanni Marchesan “Stiata”, l’Eduardo di Grado, oggi più che ottantenne e autore di testi che continuano a essere rappresentati: La casa vecia, Il barbaro, Duemila anni de sabbione.

Attraverso la storia del Piccolo Teatro Città di Grado, che nel 1987 si trasformerà nell’Associazione Grado Teatro, si possono ripercorrere i punti salienti di un album che mette assieme spettacoli in cui si racconta, per esempio, la Campagna di Libia (La Tenaglia, di Zuberti, con protagonista Luciano Sanson) o la tragedia delle foibe, come in La cisterna di Bruno Corra Nascimbeni. Oppure iniziative originali, come i viaggi in motonave fino all’Isola degli Orbi, nascosta al centro della laguna, dove si allestivano, dopo aver sbarcato gli spettatori, antiche leggende locali, che parlano delle streghe del mare, le varvuole, che arrivano su barche di vetro, e di mostri ballerini e di ebrei erranti. O ancora altri spettacoli che rievocavano, in uno stile da cabaret o da gran rivista, le origini dell’isola: Attila ante portas di Tullio Svettini, autore oltre che regista di tanti altri testi prodotti dall’Associazione: Le Maghe di Grado, Il teatro del ‘500, Nelle lagune venete, L’acqua, l’acqua: l’anno del Giubileo 1900 e il recente Le anciughere. Inversamente, anche l’attività della comunità di lingua italiana in Istria trovava ospitalità in laguna.

La collaborazione con la Compagnia del Dramma Italiano di Fiume risale già agli anni Settanta e proseguirà nei decenni successivi: quando si tenterà, grazie all’ERT FVG, di dare avvio all’iniziativa Teatro del Litorale, che idealmente congiunge le due sponde dell’Adriatico. Progetto destinato però, dopo breve tempo, a naufragare. Ma questo è un destino, quando c’è di mezzo il mare.

Nell’albo d’oro del teatro gradese c’è inoltre spazio anche per autori recenti come Antonio Boemo (sua è la divertente rievocazione della volta in cui Ippolito Nievo, sulla spiaggia, si infilò nello spogliatoio riservato alle donne) e per scrittori più giovani come Marco Giovanetti.

 

Tra i fondatori di ERT FVG

Si capisce così come mai nel 1969 il Comune di Grado, facendosi portavoce di tutta questa attività, fosse tra i soci fondatori dell’ERT. Dentro a questa nuova collocazione la prima stagione di prosa prese avvio proprio in quell’anno al Cinema Teatro Cristallo e ad aprirla fu lo spettacolo che aveva appena inaugurato il rinnovato Politeama Rossetti di Trieste: I nobili ragusei di Marino Darsa, scrittore cinquecentesco della Repubblica di Ragusa, un testo che nella versione di Carpinteri e Faraguna rappresentava un omaggio a un uomo di cultura dalmata che ben conosceva il mare.

A quella prima stagione anche il Piccolo Teatro Città di Grado diede il proprio contributo portando in scena I pettegolezzi delle donne di Carlo Goldoni, così come succederà in seguito, con precisa continuità, per tutte le future annate, nelle quali compariranno anche spettacoli tratti da Ruzante e Andrea Calmo.

Nei sei anni che seguirono le rappresentazioni si svolsero tutte al Cristallo, con un’adesione sempre crescente di pubblico, tanto che nel 1975, con la ripresa delle Maldobrìe, il titolo di culto di Carpinteri e Faraguna, la stagione gradese raggiunge i 600 abbonati, non essendo ancora in attività le sale di Monfalcone, Palmanova e Cervignano.
Nei periodi successivi gli spettacoli verranno presentati nel teatrino del Sans Souci, il locale della Grado by-night famoso per le serate musicali. Qui in particolare, nel 1976, in seguito al terremoto, venne presentato Lontani da tutto di Furio Bordon, per coloro che, sfollati dal Friuli, avevano trovato ospitalità nell’isola. Dal 1980, la stagione teatrale si svolse al Palazzo dei Congressi. Infine, dal 1990, troverà spazio nella rinnovata Casa ex GIL, ridenominata Auditorium Biagio Marin, e più volte restaurata negli anni, ma sempre con buona affluenza di pubblico, grazie anche all’infaticabile lavoro di Flavia Moimas e Angiola Cavallari.

 

Tullio Svettini

Piccolo Teatro Città di Grado e Associazione Grado Teatro