Teatri

Maniago

Teatro G. Verdi di Maniago

Via Umberto I, 57 – Maniago (PN)

Inizio spettacoli
20.45
Info & prenotazioni

tel: 0427 707572

Ufficio Turistico
Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie
tel: 0427 709063
mail: museocoltellerie@maniago.it

RECUPERI STAGIONE 2019/2020

Biglietti:

PLATEA Intero € 20 / Ridotto e aziendale € 18

GALLERIA Intero € 14 / Ridotto e aziendale € 12 / Speciale studenti € 8

 

STAGIONE 2020/2021

Biglietti:

PLATEA Intero € 20 / Ridotto e aziendale € 18

GALLERIA Intero € 14 / Ridotto e aziendale € 12 / Speciale studenti € 8

 

Abbonamento 3 spettacoli*:

PLATEA Intero € 45 / Ridotto e aziendale € 42

GALLERIA Intero € 36 / Ridotto e aziendale € 27 / Speciale studenti € 18

*3 tagliandi d’ingresso: in caso di annullamento di uno o più spettacoli per causa di forza maggiore, lo spettatore avrà diritto al rimborso della replica non andata in scena

 

CAMPAGNA ABBONAMENTI

  • Al Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie dal 24 maggio al 28 maggio: gli abbonati della stagione 2019-2020 potranno rinnovare l’abbonamento nel giorno e posto loro riservato. Mentre lunedì 31 maggio potranno recarsi al Teatro dalle 17.00 alle 19.00 per cambiare giorno e posto.
  • Per tutti la campagna prende avvio il 1 giugno e fino al 12 al Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie (lun, giov, ven 10.00-13.00 e 14.30-17.30, mar e mer 10.00-13.00): sottoscrizione nuovi abbonamenti.

Per cambiare posto, confermare e sottoscrivere un abbonamento è necessario contattare il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie allo 0427/709063 e fissare un appuntamento per il ritiro e il pagamento (lun, giov, ven 10.00-13.00 e 14.30-17.30, mar e mer 10.00-13.00)

 

PREVENDITA BIGLIETTI

Dal 7 giugno in Museo secondo gli orari di apertura.

Il giorno dello spettacolo direttamente in Teatro dalle ore 19.00.

Spettacoli

Spiacenti! Non sono previsti spettacoli al momento.

Teatro verdi maniago
Teatro verdi maniago
Teatro verdi maniago
Teatro verdi maniago

MANIAGO, LE TRASFORMAZIONI DI UN TEATRO SOCIALE

 

Una filanda, un cinema, un teatro: il Teatro Verdi di Maniago è tutto questo dentro la storia socio-culturale ed economica della Città dei Coltelli, della quale ha segnato tappe importanti lungo un percorso ultracentenario. La struttura che vediamo oggi, amata e vissuta intensamente dalla comunità  cittadina, fu riaperta il 7 luglio 2000, in un pomeriggio di sole, concluso dalle note dell’operetta di Kálmán, La Contessa Maritza, eseguita dall’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste.

Il teatro era stato lungamente atteso, quasi due decenni, dopo che si era resa necessaria la chiusura, nel giugno 1983, al seguito delle nuove norme di sicurezza, emanate dopo l’incendio del cinema Statuto a Torino.

 

Dalla seta grezza alle feste da ballo

L’edificio ha però una sua storia, lunga e gloriosa. Nasce come “Setificio a vapore di Giuseppe Zecchin fu Lorenzo”, dicitura ancora oggi visibile sulla facciata, ed è parte del bel palazzo veneziano costruito in via Garibaldi, l’attuale via Umberto I. Correva l’anno 1855 e il setificio era una delle 44 grandi filande del Friuli, dotata di cento bacinelle per il lavoro della seta grezza. Solo nel 1905 compare il primo documento in cui viene citato il “Teatro Zecchin”: si trattava probabilmente di un grande stanzone, annesso alla filanda, che sarebbe poi diventato Circolo del Dopolavoro, adibito alle prime proiezioni cinematografiche e noto soprattutto per famose feste da ballo, come lo storico Veglione del Temperino, a Carnevale, e la Veglia delle Rose, nel mese di maggio. Anche per queste tradizioni, che raccolgono nella sala l’intera comunità, il teatro acquista l’appellativo di “Sociale”.

Locandine dell’epoca ed enormi manifesti di inizio secolo testimoniano che essa ospitava per lo più spettacoli di intrattenimento, almeno fino a quando il grande stanzone, dove lavoravano le donne della filanda, non verrà definitivamente trasformato in sala teatrale, riqualificazione che si registra dopo la prima guerra mondiale, nel 1922, e si conclude due anni dopo.

La progettazione era stata affidata all’ingegner Bortolussi e la ristrutturazione a una società privata. Così il Teatro Zecchin, conosciuto anche come Teatro Sociale di Maniago o Cinema Centrale, comincia ad assumere le caratteristiche di una vera e propria sala di teatro. Negli anni Trenta, l’edificio ospita la cabina di proiezione cinematografica nella cosiddetta “sala dei siori” e la Banca di Maniago concede in affitto al Dopolavoro Comunale l’intero locale del teatro con arredi e macchinari.

Nel 1943 l’Almanacco del Cinema Italiano registra a Maniago due sale cinematografiche: il Manzoni, con trecento posti, e il cinema dell’Opera Nazionale Dopolavoro, appunto il Teatro Verdi, con 450 posti. Nonostante anni difficili, quelli di guerra, il cinema continua a essere frequentato: è l’unico svago rimasto, per i molti maniaghesi che, proprio negli anni Quaranta, possono vantare il successo del loro concittadino, l’attore Antonio Centa, partner sullo schermo di molte dive di quei decenni. A lui sarà dedicata la sala del Ridotto, ora adibita ad attività culturali, dotata di soppalco e di un’ampia terrazza.

Nel 1944 la Banca di Maniago fallisce e l’edificio, messo all’asta, viene acquistato da Armando Boato di Venezia e Pietro Umberto Nardini di Noventa di Piave, mentre la gestione è ancora in capo al Dopolavoro.

 

Dal dopoguerra ai turbolenti anni Sessanta

La situazione non muterà fino alla conclusione della guerra, con il passaggio di consegne al Comitato di Liberazione Nazionale. Presidente locale del Comitato è Ernesto Beltrame e incaricato delle attività del teatro è Giacomo Borghese, gestore della struttura già durante la guerra. Il 24 agosto 1945 viene firmata la convenzione con cui il CLN si impegna a vendere a Boato e Nardini gli arredi e le attrezzature cinematografiche e teatrali, di proprietà dell’ex Dopolavoro Comunale. È da questo momento che, per la prima volta, nei documenti ufficiali, appare la denominazione di Cinema Teatro Verdi.

Tre anni dopo, nel 1948, sarà l’udinese Riccardo Morandini ad acquistare la struttura che ospiterà un’articolata programmazione di prosa, concerti, opera e operette. Si rendono allora necessarie alcune modifiche all’architettura dello stabile, in particolare l’intervento sulle due colonne portanti della platea. Ma l’architetto Ermes Midena, interpellato, non vedrà realizzato il suo progetto, conservato ora nell’Archivio dell’Università di Parma.

I turbolenti anni Sessanta investono anche il clima culturale di Maniago e nasce il Cine Club. Ideatore dell’iniziativa è un gruppo di maniaghesi guidato da un appassionato di cinema, Luciano Tavella, che il 17 giugno 1960 dà il via alla prima proiezione del Club con Il posto delle fragole di Ingmar Bergman. La programmazione muove soprattutto verso un cinema di impegno: pellicole contemporanee e dal forte impatto, cui seguono dibattiti molto accesi, di interesse critico e soprattutto di grande coinvolgimento.

Gli spettacoli sono in grado di attirare una media di 400 spettatori per sera e fanno presto la loro comparsa, nel 1964/65, anche pubblicazioni che promuovono il programma della stagione con 15 film suddivisi per filoni: quelli di impegno civile, quelli della corrente neorealista, i comici americani e una retrospettiva su Godard. Nonostante l’affermazione, Il Cine Club subisce una forzata battuta d’arresto nel 1976: il terremoto del Friuli renderà inagibile il Cinema Teatro, che riaprirà nel giugno 1977.

 

Dopo il terremoto

Le vicissitudini di questa struttura non si fermano qui poiché, nel post terremoto, il teatro deve fare i conti con costi di gestione sempre più crescenti. Tanto che nel novembre 1980, altra data storica, Il teatro viene acquistato da Franco Miotto di Spilimbergo, che darà il via ad una programmazione esclusivamente cinematografica.

Del 1983 è l’incendio del torinese Cinema Statuto. La morte di oltre sessanta persone suscita grande emozione in tutta Italia e induce il Governo a nuove e più stringenti misure di sicurezza e messa a norma. A soli tre anni dall’acquisizione del Verdi, Miotto ne decide perciò la chiusura.

Vengono avanzate proposte per convertire l’edificio a uso commerciale ma, fortunatamente, lo stabile risulta vincolato come teatro e Miotto si dichiara pertanto disposto a cederlo. Nel dicembre dello stesso anno l’amministrazione comunale prende in considerazione l’idea di acquistarlo: ipotesi che si concretizzerà nel 1989, con la firma del sindaco Ermanno Rigutto.

Sarà il successivo sindaco, Romano Zecchin, insieme agli architetti Isidoro Martin e Claudia Matiz e alla geometra Paola Massaro, a firmare il progetto esecutivo dei lavori di “ampliamento, ristrutturazione e rinnovamento del Teatro Verdi di Maniago”. È il 1992:  i lavori di restauro conservativo iniziano nell’aprile 1995, ma solo nello storico pomeriggio di sabato 7 luglio 2000, l’intera comunità assiste al taglio del nastro, da parte del sindaco Emilio Di Bernardo. Per tutto il territorio, l’evento sarà foriero di una miriade di appuntamenti: teatro, musica, danza, e più in generale di cultura. Tanto da fare, oggi, del Teatro “Giuseppe Verdi” un punto di riferimento importante sia nel campo dell’intrattenimento che in quello della cultura. Come del resto auspica il motto laetare discere, allietare e imparare, che ancora campeggia sulla volta della sala teatrale.

 

Annamaria Poggioli

vicepresidente dell’ERT FVG, e già assessora alla Cultura, Commercio e Turismo del Comune di Maniago